Perché il radicamento autunnale diventa più naturale proprio ora, quando la luce cambia e le giornate si accorciano? È un fenomeno comune: in questo periodo capita più spesso di sentirsi meno stabili, un po’ distratti, con la sensazione di avere meno terra sotto i piedi. Il corpo se ne accorge prima della mente, e reagisce cercando un punto fermo.
Cos’è davvero il radicamento
Il radicamento non è solo una parola da lezione di yoga. È la capacità di sentirsi presenti nel corpo, qui e ora, invece che con la mente proiettata avanti o indietro. Nella pratica fisica si traduce in gesti semplici: i piedi appoggiati bene a terra, il peso distribuito su entrambe le gambe, la colonna che si allunga senza irrigidirsi. Non serve una postura complicata per sentirlo: bastano pochi minuti di attenzione al contatto tra il corpo e il pavimento, o tra i piedi e la terra, per chi in questo periodo cammina ancora lungo il lago prima che arrivi il freddo vero. Molte posizioni di yoga, dalla montagna alla sedia, nascono proprio da questa idea: prima di muoversi verso l’alto, si cerca un appoggio solido verso il basso.
Perché l’autunno lo richiede di più
In autunno cambia la luce, cambiano gli orari, cambia il modo in cui si organizza la giornata. Sono variazioni piccole, ma il sistema nervoso le percepisce comunque, e a volte risponde con una sensazione diffusa di instabilità o irrequietezza, senza un motivo preciso a cui attribuirla. Sul lago questo passaggio si vede prima che altrove: la luce del pomeriggio si accorcia, la nebbia arriva più spesso al mattino, i colori cambiano rapidamente sulle rive. È un segnale a cui vale la pena dare ascolto, non un problema da risolvere in fretta. Basta un momento per fermarsi e chiedersi cosa sta succedendo nel corpo, prima ancora di correre a spiegarlo con la testa.
Come riconoscere quando manca
Bastano pochi segnali, fisici prima che mentali, per accorgersene: le spalle che salgono verso le orecchie senza motivo, i pensieri che saltano da un’attività all’altra senza concludere niente, la sensazione di essere sempre un passo avanti a se stessi, mai davvero nel momento presente. Sono segnali comuni in questo periodo dell’anno, non un sintomo da diagnosticare. Bastano piccoli gesti quotidiani per rimettere il corpo al centro, prima che la testa riprenda il sopravvento.
Tre pratiche di radicamento da provare ogni giorno
Chi cerca un modo semplice per ridurre lo stress in autunno, anche senza esperienza di yoga, può partire da qui.
- Torna ai piedi. Stai in piedi, scalzo se possibile, e porta l’attenzione al contatto tra la pianta dei piedi e il pavimento per qualche momento. Nota il peso che si distribuisce, senza correggerlo, solo osservandolo.
- Rallenta un gesto del mattino. Scegli un’azione qualunque, il caffè, il vestirsi, aprire le finestre, e falla un po’ più lentamente del solito, senza pensare già al passo successivo.
- Nomina cinque cose che vedi. Un esercizio semplice, preso da alcune tecniche di radicamento: guardati intorno e nomina, anche solo mentalmente, cinque oggetti reali. Aiuta a riportare l’attenzione al presente quando la mente corre altrove, in coda, prima di una riunione, o semplicemente seduti al tavolo di casa.
Il corpo prima della mente
Spesso basta accorgersi di qualcosa nel corpo, prima di cercare una spiegazione razionale: non serve capire subito perché ci si sente meno stabili in questo periodo. È lo stesso principio su cui si costruisce ogni pratica CLYF: non un concetto da imparare a memoria, ma qualcosa da sentire prima ancora di comprenderlo del tutto. Il radicamento autunnale non chiede di controllare il cambiamento, chiede solo di restarci dentro con più stabilità.
Il radicamento non ha bisogno di un’occasione speciale per essere praticato: bastano pochi minuti, ogni giorno, per tutto l’autunno. Si può fare a casa, prima di uscire, o durante una pausa in mezzo alla giornata: non serve un tappetino, non serve un momento perfetto. Chi vuole viverlo in un contesto condiviso, con la guida di un insegnante e il Lago di Como intorno, trova spazio anche negli eventi CLYF.
Domande frequenti sul radicamento autunnale
Il radicamento è una pratica solo fisica?
Nasce dal corpo, ma coinvolge anche l’attenzione e lo stato mentale: il gesto fisico è il punto di partenza più semplice per accedervi, non l’unico livello coinvolto.
Quanto tempo serve per sentirne i primi effetti?
Varia da persona a persona: c’è chi nota una differenza già dopo pochi minuti di pratica, e chi ha bisogno di più costanza nel tempo, non esiste una regola valida per tutti.
Il radicamento può aiutare nei momenti di sovraccarico emotivo?
Alcuni approcci di regolazione emotiva, come l’analisi bioenergetica sviluppata dallo psicoterapeuta Alexander Lowen, usano tecniche di radicamento per riportare l’attenzione al corpo nei momenti di forte attivazione. CLYF propone il radicamento come pratica di consapevolezza quotidiana, non come percorso terapeutico: per una difficoltà specifica, il riferimento resta un professionista della salute mentale.
Serve essere già esperti di yoga per iniziare?
Il radicamento autunnale è accessibile a chiunque, anche a chi non ha mai praticato yoga: bastano pochi minuti di attenzione, non serve esperienza né attrezzatura.
Continua a leggere gli altri articoli di Conscious Life, per scoprire nuovi spunti su come portare più consapevolezza nella vita di ogni giorno.




